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02 Dic 2016

Re Lear

Non è così comune vedere sul palcoscenico Re Lear di Shakespeare, opera di grande spessore tuttavia meno interpretata rispetto ad altri suoi titoli. Ancora meno comune è assistere a una rappresentazione completamente rinnovata, originale, alternativa, classica e moderna insieme, come quella diretta dal regista Giancarlo Marinelli e affidata a Giuseppe Pambieri, uno dei grandi del teatro italiano.

Teatro Grandinetti Comunale

Via Colonello Cassoli, 45
Lamezia Terme, CZ 88046 Italia

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APPUNTAMENTO

2 dicembre 2016 | 20:45 > 23:00

Organizzatore

AMA Calabria
Telefono: 0968 24580
Email: info@amacalabria.org
Sito internet: www.amacalabria.org

Giuseppe Pambieri in
RE LEAR
di William Shakespeare

con Giuseppe Pambieri (Re Lear), Andrea Zanforlin (Duca di Cornovaglia), Antonio Rampino (Duca di Albania), Massimilano Vado (Conte di Kent), Giuseppe Bisogno (Conte di Gloucester), Mauro Racanati (Edgar), Francesco Maccarinelli (Edmund), Francesca Annunziata (Oswald), Claudia Campagnola (Il buffone), Silvia Siravo (Goneril), Guenda Goria (Regan), Stella Egitto (Cordelia)

Scene di Lisa De Benedittis
Costumi di Daniele Gelsi
Actor coach Giuseppe Bisogno
Luci di Luca palmieri
Regia di Giancarlo Marinelli


NOTE DI REGIA

La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie.

In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre. Non vuole più essere Re. Ma solo Lear. Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sottomettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia. Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti.

È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere, (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund).

“Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.

Giancarlo Marinelli


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